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Nel mese di giugno sono stato invitato, assieme ad altri tre rappresentanti di ACdV, ad una festa di strada, organizzata dal locale gruppo del Controllo del Vicinato, in una piccola frazione di un comune in provincia di Modena. Tavoli e sedie sono stati collocati in uno spazio comune e ognuno ha portato qualcosa da bere e da mangiare.  Serata estremamente gradevole non solo per il cibo (gli emiliani non scherzano quando si tratta di mangiare) ma anche per il clima che si respirava durante la serata. Mi raccontavano che quello stesso spazio era stato usato dai residenti della frazione per dormire all’aperto durante la terribile esperienza del terremoto del 2012. Durante la serata pensavo “Ecco una piccola comunità che ha riscoperto il piacere e la forza che deriva dal condividere le esperienze e fare le cose assieme per il bene comune”. La cena è stata una bella esperienza che si era già ripetuta moltissime altre volte in diverse parti d’Italia e che con la diffusione del Controllo del Vicinato si consolida sempre di più. Ad oggi i gruppi di Controllo del Vicinato sono più di 1300 e il loro numero cresce di continuo.

Fin da quando i primi gruppi di Controllo del Vicinato si sono costituiti nel 2009 è stato subito chiaro che l’humus su cui il progetto poteva crescere era il consolidamento delle buone relazioni tra vicini. Uso a proposito la parola consolidamento e non nascita perché, pur se in molti casi ridotte al minimo sindacale, le relazioni tra vicini non si sono mai completamente spente, se non per altro per il fatto che i residenti condividono lo stesso spazio fisico.

In alcune comunità, già ricche di capitale sociale, costituire gruppi di Controllo del Vicinato è stato estremamente facile: si è semplicemente aggiunta una nuova pratica alle attività già condivise. In altri casi, dove le relazioni tra vicini si erano di molto impoverite, il Controllo del Vicinato ha offerto una fantastica opportunità per “fare insieme” e rivitalizzare la vita di comunità spente. Il problema dei furti in casa è stata la leva per creare comunità più vivaci e più coese.

Ci sono molte ragioni per creare occasioni di incontro tra i vicini nell’ambito del Programma di Controllo del Vicinato. La principale è quella di incrementare la conoscenza reciproca e ridurre l’anonimato tra vicini. Quest’ultimo aspetto è determinante per sviluppare al massimo la naturale capacità di interpretare il contesto in cui viviamo e, di conseguenza, essere capaci di individuare criticità rappresentate da persone, autoveicoli o contesti. Meglio conosciamo i nostri vicini (e i loro amici e parenti) e il nostro ambiente, più facile sarà capire rapidamente se c’è “qualcosa che non va” e di conseguenza segnalarlo prontamente alle Forze dell'Ordine.

Ad alcuni questo potrà sembrare un approccio semplicistico ma provate a pensare a quanto forte e penetrante è la capacità di osservazione del proprio ambiente da parte di vicini che si conoscono bene e che interagiscono tra di loro per uno scopo comune. Difficile che qualcosa passi inosservato. Nessuno, ripeto nessuno ha questa profonda capacità di “leggere” il proprio ambiente se non gli stessi residenti. Nessun vigile di quartiere, per quanto volenteroso e professionale, può accumulare una simile conoscenza dell’ambiente e delle persone, a meno che non viva egli stesso in quello stesso luogo.

Qualcuno potrà obiettare che fare festa con i vicini non è l’unico modo per conoscerli. Vero. Ci sono i rapporti interpersonali che sono altrettanto importanti. Portare a passeggio il proprio cane può creare occasioni di incontro, chiacchierare col vicino può essere di grande aiuto, ma solo i micro eventi sociali generano quel senso di appartenenza alla comunità e di territorialità che i rapporti interpersonali non sono sempre in grado di fornire. Senza contare la carica simbolica del condividere il cibo.

I due pilastri del Controllo del Vicinato sono: 1) la rinnovata capacità dei residenti di osservare con occhi attenti quello che accade intorno a loro e 2) la rimozione delle vulnerabilità comportamentali, strutturali e ambientali che riducono, di fatto, le opportunità per i criminali. Realizzare solo il secondo aspetto del progetto, mettendo a punto solidi programmi di prevenzione passiva, senza coltivare nel contempo la "coesione sociale", rischia di depotenziare il progetto e di ridurlo a mere tecniche di antifurto.

Con l’avanzare delle nostre relazioni digitali, che offrono moltissimi vantaggi, e qualche svantaggio, si assiste ad un oggettivo indebolimento della coesione sociale e la perdita del senso di appartenenza al luogo in cui viviamo. Molti studi criminologici segnalano una connessione tra l’indebolimento dei legami sociali e l’aumento dei livelli di microcriminalità. Meno dimostrato è invece il legame tra un ambiente urbano degradato (magari a causa di una scarsa attenzione da parte dell’amministrazione locale per cura dei luoghi, o dell’incuria degli stessi residenti) e l’aumento dei reati di tipo predatorio (principalmente furti nelle case). La nostra esperienza sul campo ci dice che i ladri colpiscono indifferentemente sia in luoghi degradati che luoghi non degradati. Evidentemente, il degrado urbano contribuisce alla percezione di insicurezza ma, a mio avviso, non è una concausa all’aumento dei reati predatori.  È invece molto più probabile che il degrado urbano, insieme all’indebolimento della coesione sociale, favorisca anche altre forme di criminalità come lo spaccio o il racket, oltre a vari tipi di disagio sui quali esse allignano.

Conoscere i vicini, anche in un ambiente fisicamente degradato, pone un argine al fenomeno dei reati predatori e pone le basi per una possibile rinascita e rivitalizzazione dello spazio fisico, attraverso la cura diretta degli spazi comuni da parte dei residenti e la costituzione di una massa critica di cittadini che abbia la forza sufficiente per negoziare con le autorità locali interventi per il recupero dei luoghi pubblici degradati. Proteggersi l’un l’altro e proteggere il proprio ambiente è l’ABC del Controllo del Vicinato. 

Combattere la solitudine e l’isolamento, mantenere relazioni reali con gente in carne e ossa potrà essere più faticoso che mantenere relazioni digitali con il resto del mondo ma paga di più in termini di sicurezza e serenità delle nostre comunità. Piccoli eventi (cene collettive, feste di strada, ecc.), anche improvvisati, sono momenti facili da organizzare e offrono formidabili occasioni di incontro e di reciproca conoscenza. Saranno soprattutto le persone sole e gli anziani che beneficeranno di questo clima di rivitalizzazione delle relazioni. Per alcuni rappresenteranno forse le uniche occasioni per “uscire di casa”; per altri un nuovo modo di “abitare” che amplia il concetto stesso di casa. 

Le comunità più sicure sono quelle in cui i vicini si conoscono e si preoccupano l’uno per l’altro.

Leonardo Campanale – Vicepresidente ACdV

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