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Il trovarsi in un dato luogo in un preciso momento.

È così che Clara Cardia, da giovane architetto, lascia la rassicurante Ginevra per proseguire gli studi alla Columbia University nella New York degli ultimi anni 60.

Una metropoli, una città enorme e all’epoca attraversata da una ondata di criminalità e violenza che rimarrà incisa nella storia della città americana. Qui conosce i protagonisti della reazione a questa deriva drammatica di un tessuto sociale al collasso, dove la paura è sottofondo diffuso della vita quotidiana.

Mentre Jane Jacobs ha da poco pubblicato le sue teorie rivoluzionare pur se così semplici, quasi istintive, Clara Cardia lavora con Oscar Newman, che per primo sperimenta la possibilità di affrontare il tema della sicurezza urbana attraverso il disegno dello spazio.

Sarà un incontro che ne segnerà l’intero percorso professionale, aprendo a sviluppi teorici e operativi sicuramente eccezionali.

Tornata in Europa non dimenticherà la lezione appresa oltreoceano e affiancherà da subito alla pratica di architetto l’opera di studio, ricerca e divulgazione sul tema della sicurezza ambientale.

All’arrivo a Milano, città della sua infanzia, la decisione di dedicare la sua carriera al rendere le nostre città più vitali, ricche, sicure. Più belle.

Con la nascita del Laboratorio Qualità Urbana e Sicurezza – un nome che è anche una dichiarazione di programma – ha inizio un’epoca fondamentale nello sviluppo, in una Europa che vede riproporsi a qualche anno di distanza le problematiche vissute in America, di nuove idee, nuovi modelli per disegnare contesti urbani dove la sicurezza degli individui sia la conseguenza di una progettazione intelligente e consapevole.

È qui, in coda ad uno dei primi laboratori di progettazione del Politecnico di Milano, che Clara Cardia sviluppa il primo studio sugli indicatori di sicurezza, esperimento pilota che porterà alla creazione di un metodo. Ed è in questa occasione che domanda, all’ultima lezione, se uno studente avesse voglia e tempo di proseguire la sperimentazione.

Io quell’anno non avevo superato un esame obbligatorio per il passaggio all’anno successivo e avevo tempo a disposizione; alzai la mano. Da quel giorno anche la mia strada è cambiata.

Coincidenze.

Arch. Umberto Nicolini – Membro del Comitato Scientifico di ACdV

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