Archivio Articoli
Apri Archivio

Sostieni il CDV

IL CONTROLLO DEL VICINATO come modello di sicurezza partecipata per il territorio urbano e metropolitano.

Il Controllo del Vicinato (CdV) attivo in Italia dal 2009, è un modello di “sicurezza partecipata”; infatti sono invitati a farne parte tutti i cittadini, nessuno escluso, rinunciando alla logica di delega totale ad altri della sicurezza, siano questi le Forze dell’Ordine a questo deputate istituzionalmente, o gruppi di volenterosi di quartiere che organizzano passeggiate o ronde costituendosi, nel migliore dei casi, come gruppi riconosciuti di osservatori volontari. Il CdV punta invece a coinvolgere ogni cittadino nella prevenzione del crimine di strada promuovendo dal basso un progetto di coesione sociale e di promozione civica.

Il Controllo del Vicinato (CdV) prevede l’auto-organizzazione tra vicini in gruppi di CdV che fanno riferimento ad uno o più coordinatori; i singoli membri dei gruppi, senza cambiare abitudini e stile di vita, apprendono in assemblee di formazione e dalle pagine dei social a questo dedicate, come riconoscere e ridurre le vulnerabilità ambientali e comportamentali che costituiscono sempre per i malintenzionati un’occasione per colpirci. I cittadini apprendono anche come sorvegliare in modo informale, nella quotidianità della vita di quartiere, la zona intorno alla propria abitazione segnalando in modo qualificato alle Forze dell’Ordine e al gruppo di CdV ogni fatto inconsueto o veicolo o personaggio sospetto che si aggira nelle vicinanze. Questa attività svolta dai cittadini è segnalata ai passanti tramite appositi cartelli di tipo stradale; lo scopo dei cartelli è di avvertimento e dissuasione, cioè quello di comunicare a chiunque passi nell’area che la sua presenza non passerà inosservata e che il vicinato sarà attento ed è consapevole di ciò che avviene all’interno della zona e pronto e preparato ad allertare in modo efficace le Forze dell’Ordine e i vicini.

E’ chiaro che tutti possono partecipare al CdV e tutti possono dare un contributo importante alla sicurezza del quartiere; basta fare tutto ciò che si fa ordinariamente nella vita quotidiana ma con una maggior consapevolezza ed attenzione all’ambiente circostante, mettendo in gioco una maggior disponibilità nei confronti del vicino, tutelandosi reciprocamente con rispetto, tessendo una rete di solidarietà con chi ci è prossimo, con i commercianti di zona, con gli operatori della Polizia Locale e delle Forze dell’Ordine che beneficiano dei mille occhi dei cittadini sul quartiere e di segnalazioni circostanziate, qualificate, che consentiranno loro di agire con maggior prontezza ed efficacia.

Una delle caratteristiche del Controllo del Vicinato è che può integrarsi facilmente in progetti di sicurezza più articolati che consentono di tutelare la sicurezza di quartiere anche in situazioni particolari e durante le ore notturne, quando il CdV sembra meno efficace perché si è in casa a dormire piuttosto che in strada. Un esempio di integrazione che presento è quello del Progetto Sicurezza per le Cinque Colline, depositato a febbraio 2015 al IX Municipio dal Comitato delle Cinque Colline Laurentina come proposta concreta e circostanziata per l’avvio di politiche per la sicurezza urbana da parte delle Amministrazioni municipali della città di Roma.

Il Progetto Sicurezza prevede un programma di attuazione in quattro passi:

  1. la promozione tra i cittadini dei metodi e della prassi del Controllo del Vicinato, da attuarsi mediante incontri ed assemblee pubbliche che possano dare formazione sia sull’individuazione e sulla conseguente riduzione delle vulnerabilità, sia su come attuare la sorveglianza informale e coordinata del quartiere da parte dei residenti mediante la costituzione dei gruppi di CdV;
  2. la diffusione capillare di impianti residenziali anti intrusione mediante offerte quadro da richiedere (dai Comitati di Quartiere o dai gruppi CdV stessi) ad Aziende primarie del settore che possano proporre prodotti tecnologicamente avanzati e poco invasivi alle migliori condizioni economiche di mercato unitamente a condizioni agevolate di pagamento;
  3. l’istituzione di una vigilanza notturna qualificata stanziale, di quartiere (vigilante di quartiere), mediante accordo con Istituti di Vigilanza primari che garantiscano, a fronte di un contratto semestrale o annuale da contrattare alle migliori condizioni (con gara su capitolato), il collegamento alla centrale operativa degli impianti anti intrusione del quartiere, il servizio di collegamento con le Forze dell’Ordine in caso di emergenza e la presenza in zona di una o due volanti nel periodo notturno (o anche diurno se necessario), sia come deterrente per la criminalità di strada, sia come pronto intervento in caso di necessità degli abitanti;
  4. l’adozione di tecnologie e servizi di videosorveglianza (da integrarsi con quanto detto nel precedente punto) per il controllo dei principali varchi di accesso al quartiere e delle zone sensibili e strategiche.

Un quinto punto potrebbe poi essere l’attuazione di una serie di iniziative che possano promuovere tra i cittadini la conoscenza delle principali norme di comportamento in caso d’emergenza privata o pubblica (calamità naturali, incendi, incidenti stradali, ecc.) e delle principali tecniche di pronto soccorso medico.

Da quanto detto è chiaro, ma vale la pena esplicitarlo di nuovo, che il CdV non prevede (anzi, ne prende le distanze) la partecipazione o la collaborazione (anche esterna, magari in veste di sentinella o di “centrale operativa”) degli aderenti in attività di pattugliamento, di ronde o di presidio di varchi e luoghi del quartiere. I cittadini che si organizzano per questo tipo di attività mettono a repentaglio la propria (e altrui) incolumità ponendosi nelle condizioni di poter commettere errori di valutazione, oppure ponendosi in un confronto diretto e di forza con malintenzionati; e per far questo si rinuncia a brani di vita privata, spesso sacrificando il riposo notturno a scapito della qualità della vita quotidiana, con la sua richiesta di impegno, attenzione e lucidità. Queste iniziative (ronde, pattugliamenti, passeggiate, ecc), seppur contemplate dall’ordinamento giuridico italiano (a determinate condizioni, abbastanza rigide), delegano di nuovo a pochi volenterosi (molto spesso non adeguatamente preparati) un ruolo che facilmente può passare da attività di prevenzione a quella di repressione, attività questa che invece è propria delle Forze dell’Ordine che sono addestrate e organizzate per svolgere tale compito.
Ci sono poi numerosi altri argomenti (molti di semplice buon senso) a sfavore dell’adozione di pratiche rondiste, argomenti che di fatto portano, nella gran parte delle iniziative di questo tipo avviate, al loro spontaneo esaurimento quando non ad un fermo cautelativo da parte delle Prefetture.

Anche da questo confronto emerge la validità e la più ampia portata del modello del Controllo del Vicinato, non solo in un ottica di prevenzione della criminalità di strada, ma anche nel promuovere attivamente tra la gente la solidarietà, il senso civico e di appartenenza, nel far prendere coscienza che è possibile a tutti partecipare personalmente ed attivamente al miglioramento della società civile nella quale si vive la quotidianità.

Stefano Leprini - Referente ACdV per Roma Sud © RIPRODUZIONE RISERVATA

0
0
0
s2smodern

Abbiamo 91 visitatori e nessun utente online