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Parlando di Controllo del Vicinato, giornali e televisioni lo scambiano spesso con le ronde o i gruppi di WhatsApp. Dopo molti incontri e assemblee pubbliche, in cui i nostri volontari ne spiegano pazientemente la differenza, e a furia di articoli di rettifica sui giornali, lentamente anche i giornalisti cominciano a capire che il Controllo del Vicinato non ha a che fare, neanche lontanamente, con le ronde.

Con il Controllo del Vicinato i residenti presidiano il proprio ambiente in modo “naturale”, continuando a svolgere le proprie attività quotidiane ma con una maggiore consapevolezza di quello che succede intorno a sé. Non si limitano però solo a questo: identificano le proprie vulnerabilità comportamentali, le vulnerabilità strutturali delle proprie case e quelle ambientali (anche temporanee), che rappresentano sempre delle opportunità per i ladri, per porvi rimedio. Nelle ronde tutto ciò è completamente assente, mentre per il Controllo del Vicinato rappresenta una delle attività principali: sorveglianza del territorio e rimozione delle vulnerabilità attraverso la prevenzione mirata.

L’identificazione tout court del Controllo del Vicinato con WhatsApp è più difficile da sfatare, anche perché molti gruppi di Controllo del Vicinato fanno uso di questo sistema di messaggistica istantanea.

WhatsApp non è il Controllo del Vicinato, ma solo uno strumento che va usato con intelligenza

Esistono molti programmi di messaggistica istantanea (Telegram, iMessage, Facebook Messenger, WeChat, Skype, Viber, Line, ecc.) ma, per comodità e anche perché è il più diffuso, in quest’articolo continueremo a fare riferimento solo a WhatsApp. La messaggistica istantanea è uno strumento formidabile, permettendo di inviare simultaneamente a molte persone lo stesso messaggio e di ricevere una risposta da ognuno dei destinatari. Insomma, tutti possono scrivere contemporaneamente a tutti i membri di un gruppo. E qui cominciano i problemi.

Se ognuno dei membri di un gruppo Whatsapp può ricevere e generare un messaggio, bisognerebbe domandarsi qual è il miglior modo di usare questo strumento per sorvegliare il territorio, allertare una piccola comunità e fare segnalazioni alle Forze dell'Ordine. Perché più alto è il numero di membri inclusi in un gruppo (Telegram permette addirittura di gestire gruppi che comprendono fino a 200 persone), maggiore sarà il numero d’interazioni probabili e quindi di messaggi.

In un gruppo di 50 membri (m), a ogni interazione (botta e risposta) (i) di tutti i membri si genereranno sul nostro schermo 49 messaggi, escludendo quello generato dal mittente (-1). Applicando la formula (m-1) * i, dopo tre interazioni sul nostro schermo ne appariranno 147. Anche se rispondesse solo un quinto (10) dei membri dell’ipotetico gruppo, dopo tre interazioni dovremmo comunque leggere 27 messaggi. Troppi. Se la conversazione continuasse, avremmo un numero altissimo di messaggi da leggere. Altro che Controllo del Vicinato! Passeremmo il tempo con gli occhi sullo schermo del telefonino anziché guardarci intorno.

Usare WhatsApp come la radio

I gruppi WhatsApp con molti membri dovrebbero essere utilizzati quasi come una radio per segnalare auto e persone sospette, oppure truffe in corso, per alzare la soglia di attenzione dei residenti. Bisognerebbe evitare di rispondere Grazie! Ok!, faccine sorridenti o pollici in su. Le uniche risposte sensate in un simile gruppo dovrebbero essere le segnalazioni degli spostamenti di auto e persone sospette o un cessato allarme.

I gruppi di Controllo del Vicinato dell’Umbria e di Roma si sono già dotati di un regolamento WhatsApp per evitare di affogare in una marea di messaggi insignificanti.

Allora il Controllo del Vicinato dovrebbe evitare WhatsApp? Assolutamente no. Può sicuramente usarlo ma con qualche precauzione. Senza, tra l’altro, dimenticare che spesso i gruppi di Controllo del Vicinato comprendono persone anziane che non solo non padroneggiano la messaggistica istantanea, ma non possiedono alcuno smartphone o addirittura alcun cellulare, e con le quali l’interazione con il Coordinatore avviene per telefono, per citofono o addirittura a voce.

Sì, ma chi chiama le Forze dell'Ordine?

Che si tratti di gruppi piccoli o grandi, bisogna sempre domandarsi chi alla fine chiamerà le Forze dell'Ordine senza perdere tempo inutilmente. Bisogna ricordare che le attività di sorveglianza dei gruppi di Controllo del Vicinato sono finalizzate a fare segnalazioni alle Forze dell'Ordine. Escludendo i casi di flagranza, quando una segnalazione inizia a circolare in un gruppo WhatsApp, dobbiamo essere certi che, appena verificatane l’attendibilità (anche se non è sempre possibile), questa sia poi inoltrata alle Forze dell'Ordine. In genere dovrebbe essere il Coordinatore del gruppo a svolgere questo compito. Attenzione però al collo di bottiglia rappresentato da un Coordinatore momentaneamente non disponibile. Due Coordinatori anziché uno non guastano, perché garantiscono una maggiore certezza che comunque le Forze dell'Ordine saranno avvisate.

I Coordinatori, i membri dei gruppi e i singoli cittadini dovrebbero poter chiamare la Forza dell’Ordine più prossima sul territorio. Tutti i Coordinatori dei gruppi di Controllo del Vicinato dovrebbero conoscere gli orari di servizio e il numero di telefono della Polizia Locale e della Stazione dei Carabinieri più vicina.

Chi chiude il cerchio?

È buona norma, dopo che sono state informate le Forze dell'Ordine, avvisare i membri del gruppo di Controllo del Vicinato per evitare che altri o il secondo Coordinatore chiamino le Forze dell'Ordine per la stessa ragione.

Qualunque sia il mezzo che utilizziamo per informarci tra vicini, quando un allarme cessa (perché la persona o il mezzo segnalato si è allontanato o è stato fermato dalle Forze dell'Ordine), bisogna che i vicini ne siano messi al corrente. Non c’è niente di peggio che lanciare un allarme e lasciarlo in sospeso. Questo può generare un ingiustificato senso d’insicurezza tra i residenti. È buona norma quindi stabilire una procedura per comunicare ai membri del gruppo il cessato allarme.

Attenti all’infiltrato

Uno dei punti di forza del Controllo del Vicinato è che tutti i membri si conoscono e che, ovviamente, non accetterebbero mai un ladro all’interno del loro gruppo. Quando un gruppo è eccessivamente grande (con o senza WhatsApp), si corre sempre il rischio di non conoscere bene tutti i membri. Chi ci assicura che non sia entrato l’amico del ladro? In un gruppo piccolo questo rischio è più limitato.

Verificare le notizie prima di farle circolare

Ogni notizia che circola in WhatsApp dovrebbe avere una fonte verificata. È buona norma citare sempre la fonte della segnalazione prima di inviarla: questo aiuta ad assicurare un buon grado di affidabilità alle notizie che circolano, evitando di minarne l’attendibilità. Soprattutto la descrizione dei furti avvenuti nella nostra zona deve essere verificata, possibilmente direttamente con le vittime. Diffondere notizie approssimative o, peggio, inventate può generare, oltre a inutili paure nei residenti, anche discredito e sfiducia nella serietà del Programma di Controllo del Vicinato.

In conclusione, WhatsApp è bello ma va usato con il classico grano di sale.

Leonardo Campanale - Vicepresidente ACdV © RIPRODUZIONE RISERVATA

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