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L’ovvio e più palese intento dei gruppi del Controllo del Vicinato è di proteggerci riducendo il rischio di furti nelle case. È un problema antico, se persino i Comandamenti cristiani chiedono di non desiderare la roba d’altri… e tuttavia un problema in crescita nei nostri tempi un po’ dovunque.

Quali sono la ragioni di questa crescita, o per lo meno quelle che la favoriscono? Qualcuno le identifica nella crisi economica, che spinge a rubare ciò che non si può guadagnare; qualcuno nella perdita di valori quali l’onestà e nel conseguente aumento della delinquenza; qualcuno le associa a gruppi etnici specifici, che per così dire succhiano la propensione al furto con il latte materno...

A mio personale avviso, le ragioni sono assai più profonde e complesse e almeno in parte da indagare nel contesto di una “disgregazione sociale” o, per meglio dire, nella perdita di quei rapporti umani che permettono di sentirsi parte di una comunità.

Chi vive in città spesso non sa neppure che faccia abbia il vicino di pianerottolo; a volte addirittura si scopre la morte di una persona che vive sola dopo giorni, per la puzza che esala dalla sua porta… Un esempio estremo è il Giappone, dove un uomo è stato trovato mummificato nel suo letto anni dopo la sua morte: questo ha spinto le autorità a rendersi conto di aver perso le tracce di decine, se non centinaia, di anziani soli, riscontrando che questo dava buon gioco ad alcuni familiari, permettendo loro di continuare a riscuotere la pensione… Come strategia per affrontare il problema, una provincia incarica i postini di recapitare agli anziani soli una cartolina d’auguri all’anno, nel contempo verificando se sono ancora vivi… E se uno muore il giorno dopo?

Fortunatamente noi non siamo a questi punti… o non lo siamo ancora? Sta di fatto che spesso chi si trasferisce in piccole città dell’hinterland in cerca di verde (o di case a prezzi più accessibili) tende a trasferirvi le abitudini acquisite in città. Forse anche a causa del maggior tempo richiesto per gli spostamenti da e per il luogo di lavoro, si esce la mattina presto, si rincasa – o ci si rintana - la sera tardi… Una volta richiusa la porta, in fondo non fa molta differenza se intorno ci sono spazi verdi o casermoni di cemento. Quello che conta è avere le proprie comodità, la propria privacy ben protetta da porte blindate, inferriate, alte siepi e sistemi d’allarme. Ma a volte l’eccessiva sicurezza diventa debolezza, ad esempio se abbiamo bisogno d’aiuto immediato o se tutti quei dispositivi favoriscono i ladri permettendo loro di “lavorare” non visti e indisturbati.

Al di là di questo, l’isolarsi e il rintanarsi, per quanto ormai un’abitudine di cui non ci si rende nemmeno più conto, sono contrari al bisogno di socialità insito negli esseri animali (a cui apparteniamo, che ci piaccia o meno, noi umani) e portano a un disagio che può sfociare in atti eclatanti e tragici. Potrebbe essere utile rivedere, a questo proposito, il film-documentario A Bowling for Columbine del regista Michael Moore, acquistabile a un prezzo irrisorio tramite internet (Amazon) sia in inglese che in italiano.

A titolo di esempio, un rapporto dell’OECD sulla violenza giovanile identifica, tra le cause di questo grave e purtroppo crescente problema, proprio la disgregazione sociale, il non sentirsi appartenenti a una comunità o “cani perduti senza collare”, quasi randagi almeno psicologicamente. (http://www.oecd.org/development/incaf/47942093.pdf, pag. 17-18, in inglese)

Alcuni membri dei gruppi di Controllo del Vicinato riportano quasi con stupore che, grazie a quest’appartenenza, ora chiacchierano con i loro vicini mentre escono con i cani… È solo un minuscolo segnale del piacere che può derivare dal condividere un obiettivo e un’azione. Quanto all’utilità, beh, mi pare ovvio che in una comunità in cui tutti si conoscono, gli intrusi e gli atti di vandalismo verrebbero immediatamente identificati; le situazioni di bisogno troverebbero aiuto; i pensionati avrebbero modo di continuare a sentirsi utili e appartenenti mettendo a disposizione i propri talenti, eccetera, eccetera.

Tutto ciò può essere riassunto in una parola: solidarietà, che significa sentirsi tutt’uno con chi condivide con noi il territorio in senso più o meno lato. È bellissimo dare il proprio obolo alle svariate organizzazioni che quotidianamente lo chiedono tramite la TV, ma se poi non vediamo chi ci sta vicino…

Il Controllo del Vicinato è solo una delle tante attività tese a quest’obiettivo, utilissima soprattutto per persone e famiglie che abitano molto vicine, a vista, ma si può fare molto di più, allargarsi sia come azioni che come sfera di relazioni.

Di idee potrebbero essercene tante e un’occhiata a internet può far capire quanto forti siano la fantasia e la creatività della gente, oltre al desiderio/bisogno di stare con gli altri e di coinvolgersi nella propria comunità.  Tra l’altro alcuni progetti potrebbero addirittura essere finanziati dalla Comunità Europea: il sito dell’Anno Europeo per l’Invecchiamento Attivo e la Solidarietà fra le Generazioni tenutosi nel 2012 (http://europa.eu/ey2012/ ) offre tantissimi esempi. Il sito è ufficialmente in inglese, ma molti documenti sono in italiano.

A proposito, il 2013 è l’Anno Europeo dei Cittadini (http://europa.eu/citizens-2013/en ): altre occasioni per scoprire quanto questa parola – cittadino – sta allargandosi da un senso prevalentemente “passivo” (diritti) a un senso più attivo e partecipativo.

Gabriella Campioni © RIPRODUZIONE RISERVATA

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