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Alcune delle persone che vengono a contatto con i gruppi di Controllo del Vicinato raccontano di avere una grande paura dei ladri, soprattutto se hanno già ricevuto una o addirittura più “visite”.

È del tutto normale che la violazione, avvenuta o ipotizzata, da parte di sconosciuti del proprio “nido”, dove ci si dovrebbe sentire più al sicuro, ingeneri paura, tuttavia è importante non lasciarsene dominare.

La paura è un sentimento (un qualcosa che si sente “nella pancia”, al di fuori della sfera del razionale) primordiale, un istinto legato alla nostra componente animale. Il suo scopo è preservare la nostra incolumità, così, ad esempio, è fondamentale quando dobbiamo attraversare una strada molto trafficata: se non l’avessimo e non guardassimo a destra e a sinistra, finiremmo spiaccicati.

In una situazione di pericolo, le possibili reazioni sono tre: attaccare, fuggire o congelarsi. Prendiamo l’esempio di un uccellino che si trova di fronte un gatto famelico: in un attimo si rende conto di essere più piccolo e scappa via, quindi, messosi in salvo, dimentica l’accaduto e torna alla sua vita come prima. Supponiamo però che il gatto gli si presenti ancora e ancora, magari a intervalli ravvicinati, oppure lo sorprenda in un momento in cui fuggire è più difficile: è possibile che la paura diventi troppo grossa e lo faccia “congelare”, ossia bloccare, rendendolo una preda immancabile. Lo stesso può accadere a noi, se ci lasciamo bloccare dalla paura.

In quanto istinto animale, la paura, per così dire, fa drizzare le antenne e aprire i pori della pelle per meglio percepire l’intorno, e questo non è privo di conseguenze. È noto che i cani ne “sentono l’odore” e attaccano chi li teme, quasi lo considerassero un nemico. Come a dire che la paura genera paura… e non è possibile nasconderla, far finta che non ci sia, né tanto meno reprimerla.

Evidentemente noi umani non ne sentiamo l’odore, ma la percepiamo, in qualche modo è come se si diffondesse nell’aria. Se sentiamo che l’altro ha paura, la reazione più immediata è mettersi sul chi va là e a nostra volta impaurirci; meno frequente, e in genere da parte di chi ha una buona fiducia in se stesso, cercare di rassicurarlo e rassicurarci.

Una caratteristica particolare e poco riconosciuta della paura è una sorta di magnetismo, la capacità di far capitare proprio ciò che si teme di più, soprattutto se accompagnato da una forte carica emotiva. Gli esempi più classici sono lo studente in attesa di un esame o la persona in attesa di un colloquio di lavoro che mentalmente si “vedono” tremanti e sudati mentre l’esaminatore li torchia con le domande sulle quali si sentono più impreparati… e poi quelle domande  – esattamente quelle - arrivano davvero. Sfortuna, come spesso si dice a se stessi? O non, piuttosto, una sorta di comunicazione sottile per cui l’esaminatore percepisce l’immagine che tanto prepotentemente occupa la mente dell’esaminato? La razionalità ci impedisce di prendere in considerazione una simile eventualità, ma situazioni del genere non sono poi così rare e forse vale la pena di spendere una riflessione su quanto potrebbe essere utile ricominciare a prendere in considerazione le nostre parti meno razionali…

Come peraltro detto inizialmente e come tutto sul nostro pianeta, la paura esiste e va “imparata”. Il suo vero opposto è l’incoscienza, la temerarietà, il buttarsi a capofitto in una situazione senza valutare i rischi: potenzialmente abbastanza controproducente. L’eroe, il coraggioso per eccellenza, ha ben presenti le sue paure: se non ne avesse, che coraggio sarebbe? Egli, però, sa utilizzarle per evitare i pericoli o gli ostacoli che gli impedirebbero di raggiungere un obiettivo per lui importante, poi va. Il coraggio è proprio il “figlio” che nasce dal matrimonio tra paura e temerarietà, tra istinto e ragione; è capacità di affrontare comunque una qualsiasi impresa. È “buttare il cuore oltre l’ostacolo”, vedersi già arrivati e in salvo.

E che cos’è che gli permette di farlo? Come dice la parola stessa – cor-aggio – e come dovrebbe essere in un qualunque matrimonio, è il cuore, l’amore per la donzella da salvare dal drago dei miti o un ideale da realizzare. Tra i “draghi” quotidiani che ci troviamo ad affrontare oggi ci può essere anche la possibilità di essere derubati: l’amore per noi stessi, la nostra casa e la nostra famiglia può darci il “coraggio” di continuare a vivere e muoverci serenamente pur prendendo tutte le precauzioni del caso.

Un ultimo commento riguarda il fatto che la paura tende a farci rintanare, nascondere, isolare, il che implica separarci dalla gente “là fuori”. Se, come recita il famoso detto, l’unione fa la forza, va da sé che la separazione fa la debolezza, e una comunità divisa e impaurita può essere più facilmente manipolabile e attaccabile, anche dai ladri… Se ci impegniamo a instaurare, se non proprio amore, almeno una relazione “affettiva” e amichevole con i nostri vicini e il nostro territorio, allora saremo forti e ci creeremo una difesa formidabile, non solo dai furti…

Gabriella Campioni © RIPRODUZIONE RISERVATA

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