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L’appartenenza
non è lo sforzo di un civile stare insieme, non è il confronto

di un normale voler bene, l’appartenenza è avere gli altri
dentro di .
L’appartenenza non è un insieme causale di persone, non è
il consenso a un’apparente aggregazione, l’appartenenza è
avere gli altri dentro di .
“Giorgio Gaber.  La canzone dell’appartenenza.”

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Partendo la mia analisi dalla canzone di Giorgio Gaber possiamo già capire il significato della parola Comunità: non vuol dire semplice aggregazione di persone ma presuppone l’appartenenza e “avere gli altri dentro di sé!”. La comunità è quindi  il luogo delle radici, della rassicurazione e si differenzia dal concetto di società che è il luogo della vastità o, come direbbe Hegel della dispersione.

Il concetto di comunità è legato a quello di sicurezza: l’individualismo moderno ci rende sempre meno insicuri perché offre la libertà in cambio di sicurezza. Ne sono un esempio i social-network: per uscire dalle relazioni in fondo basta spingere il tasto delete. Questa libertà in realtà genera insicurezza, la comunità invece è espressione di sicurezza, è affidabile. Sulla comunità si può contare come un vero amico.

Nella rete esiste la connessione, comportamenti codificati legati alle relazioni, nella comunità esiste la fiducia, la collaborazione reciproca  ed il rispetto.

Da qui l’importanza sociologica del Controllo del Vicinato nel tessuto urbano: ci aiuta a riscoprire la Voglia di Comunità. Comunità e identità territoriale sono due variabili legate fra di loro perché non possiamo sentirci membro di una Comunità senza voler vivere in quel territorio.

La Comunità è come una grande pianta secolare che ci abbraccia: chi cerca l’ombra si rifugia sotto di essa. Il Controllo del Vicinato non solo ci aiuta a vivere in sicurezza ma ci aiuta a ritrovare la nostra Voglia di Comunità.

Carla Lovino © RIPRODUZIONE RISERVATA

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