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Ogni giorno, le cronache cittadine commentano episodi di furti e rapine in appartamenti e negozi, contribuendo sempre di più a un’esasperazione della percezione dell’insicurezza da parte dei poveri cittadini, troppo impegnati a contrastare la vorticosa routine quotidiana per riflettere meglio su quanto appreso dai media.

Ogni furto è declamato come l’opera di fantomatici e imprendibili criminali altamente specializzati, una sorta di Rambo super accessoriati per abbattere qualsiasi ostacolo pur di entrare in possesso dei nostri beni.

Questo continuo e martellante messaggio mediatico d’irreversibile situazione d’insicurezza, genera apatia e l’idea di una società cattiva, alienata, la metropoli contrattuale, dove le persone sono anonime e la reazione come dice Simmel è quella dell’attitudine blasè cioè delle persone che non si stupiscono mai di nulla, l’attitudine cioè a rifiutare coinvolgimenti emotivi che appare una rinuncia all’empatia.

In realtà le cose non stanno così, e basterebbe approfondire un po’ la materia per capire che l’attuale percezione d’insicurezza deriva da una serie di combinati che spaziano tra la diminuzione del capitale sociale e la sensazione d’irresponsabilità generale che sembra permeare questo momento della storia italiana, ma non dipende, invece, dall’aumento dei furti o del crimine in genere.

Il capitale sociale come dice il sociologo Robert Putnam, è un insieme di risorse che esistono nelle relazioni familiari e nell’organizzazione sociale comunitaria, ancora e sempre l’unica risorsa per il possibile conseguimento di certi scopi che non si potrebbero realizzare altrimenti e risiede nella struttura delle relazioni interpersonali.

In poche parole, meno le persone dipendono le une dalle altre, maggiore è il pericolo di deprezzamento e esaurimento del capitale sociale. Maggiore è la solidarietà e l’aiuto reciproco, maggiore è la quantità di capitale sociale presente in una comunità.

Inoltre, è pacifico che nell’ultimo ventennio, ci sia stata una diminuzione di reati di rapina e furto in abitazione e, di conseguenza, i valori italiani sono inferiori a quelli della media europea calcolata sui 27 stati membri.[1]

I ladri e i rapinatori solo in pochi e rari casi sono temibili e intelligenti artisti del crimine, mentre nella stragrande maggioranza dei casi, sono dei disperati o scansafatiche cronici, che approfittano dell’attuale soluzione di continuità delle relazioni sociali in Italia, per penetrare con facilità nell’indifferenza generale. Un cancro sociale di cui però può esistere la cura.

I grandi cambiamenti sociali spesso avvengono per merito di piccole forze che si uniscono. In tutti i film della serie “catastrofi Planetarie” assistiamo sempre alla ricostituzione di piccoli nuclei di umani che interagiscono tra loro per ritornare alla normalità, con forme di coesione quasi sempre apparentemente impossibili, ma con il solito lieto fine.

Non c’è bisogno di aspettare una catastrofe, per capire che l’unione fa la forza e quindi ricominciamo a costituire le file dei cittadini per bene e torniamo a prendere possesso dei nostri territori con l’istituto ormai noto, del controllo del vicinato.

In questi giorni, un telegiornale locale della Rai, ha mandato in onda un servizio sul controllo del vicinato in un piccolo paese dell’Umbria, dove il sodalizio, ormai in voga da circa due anni, sembra avere portato notevoli risultati nel migliore controllo del territorio con conseguente calo dei furti e dei reati in genere.

Questo servizio, ha destato gli animi di molti cittadini di altri Comuni della Regione, con presa di coscienza di alcuni Sindaci o rappresentanti di Forze di polizia locali e probi cittadini che hanno visto una giusta svolta alle problematiche locali. Ma come al solito, non mancano i fraintendimenti del paradigma che sta alla base della soluzione. Qualcuno ha male interpretato la logica del controllo del vicinato, pensando sia sufficiente appendere quattro cartelli nel territorio per fare apparire, come per magia, la tanto agognata sicurezza partecipata, forse non tanto per ignoranza della materia, ma per la solita fretta che tormenta le coscienze e turba gli animi di chi deve preoccuparsi della sicurezza nei propri territori.

Il Controllo del Vicinato è una filosofia di vita e come tale, va predicata e insegnata ai cittadini. In verità, il paradigma dovrebbe essere innato nelle coscienze delle persone, perché le società, nascono con l’inevitabile necessità di sostegno e protezione reciproca, altrimenti saremmo tutti preda del Leviatano di turno, ma il concetto va risvegliato e ri-coltivato.

Necessitano incontri con i cittadini, ai quali va raccontato come agisce il ladro, come sfrutta le debolezze dell’individualismo e della frenetica vita di tutti i giorni per agire indisturbato. Bisogna spiegare come ostacolare l’attività dei delinquenti, come creare loro dei rischi per dissuaderli dal frequentare i nostri territori. Va insegnato a fare segnalazioni qualificate, al fine di permettere alle centrali operative del 112 e 113 di fare interventi precisi e mirati allo scopo, senza perdere tempo inutile che andrebbe solo a vantaggio dei ladri. I cittadini devono ritrovarsi tra loro, riprendere i contatti ormai laschi, riassaporare la vita comune con i vicini, in poche parole riprendere i propri territori con le antiche abitudini dei nostri avi.

Il controllo del vicinato non sono solo i cartelli, ma è la rete sociale locale ricostituita, con le maglie solide e con una preparazione semplice, ma concreta dei partecipanti. Il guardiano capace, tanto caro alla teoria criminologica della Prevenzione Situazionale, unito alla limitazione dell’appetibilità degli obiettivi e alla collaborazione qualificata con le forze dell’ordine, sono l’arma vincente per cacciare via i ladri dai propri territori.

Francesco Caccetta - Vicepresidente ACdV © RIPRODUZIONE RISERVATA

[1] A. Ceretti e R. Cornelli, Oltre la paura, Feltrinelli, Milano 2013, pag.31

Per gentile concessione dell'autore e del magazine online convincere.eu: http://www.convincere.eu/criminologia/item/574-controllo-del-vicinato-il-vero-segnale-non-sta-nei-cartelli

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