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Molto spesso, un’ingiustificata e infondata diffidenza induce i cittadini che sono venuti a contatto con un evento delittuoso a non denunciarlo.

Il pensiero criminologico ha, da tempo, ben individuate le ragioni che spingono a non portare a conoscenza della Autorità Giudiziaria o della Autorità di Pubblica Sicurezza la verificazione di un crimine.

Ragioni che sono state classificate rispettivamente:

  • nella solidarietà con l’autore del delitto;
  • nella appartenenza a subculture criminali che considerano il ricorso alla Polizia come un atto di infamia;
  • nel timore di ritorsioni da parte dell’autore;
  • nel disinteresse e nel fatalismo che si realizzano in una sfiducia nei confronti dell’operato degli organi inquirenti e giudicanti.

Si tratta, come evidente, di motivi che si rifanno a disfunzionalità, o a vere e proprie patologie sociali; e che non riguardano soltanto i casi più estremi ed evidenti della connivenza con la criminalità organizzata, ma che possono rivelarsi anche nella routine quotidiana. Di sovente, infatti, sotto i nostri occhi si verificano illeciti (penali e non) i quali consumano la loro carica e i loro effetti antisociali e distruttivi senza che i consociati informino o interessino le Autorità di controllo formale (si pensi ai casi di evasioni fiscali, illeciti contributivi, illeciti edilizi ed ambientali, maltrattamenti ai danni di soggetti deboli).

In questa breve comunicazione vorremmo esporre i buoni motivi per i quali, coloro che appartengono ad una comunità coesa e attenta all’interesse generale, devono essere indotti a denunciare i reati. Nel contempo vorremmo anche fornire alcune nozioni di carattere procedurale che siano in grado di facilitare il compito a chi denuncia e a sfatare i luoghi comuni e i pregiudizi rispetto alle modalità di interazione con le Forze dell’Ordine.

Vi sono motivi di carattere generale che fanno ritenere la denuncia del crimine come l’adempimento di un dovere di solidarietà sociale.

Se il Controllo di Vicinato vuole essere, non solo un insieme di tecniche a protezione del patrimonio ma vuole incarnare uno spirito di impegno comunitario, ecco che la denuncia diventa un momento di attenzione nei confronti dell’interesse generale.

L’atto di denuncia quindi non è una inutile perdita di tempo, ma si atteggia a contributo fornito per portare l’attenzione della Autorità nei confronti di situazioni irregolari o pericolose.

Il disinteresse nei confronti di quanto accade intorno a noi non rappresenta mai un buon atteggiamento: dobbiamo pensare infatti che gli eventi pericolosi che oggi non ci toccano direttamente, probabilmente domani potrebbero coinvolgerci.

Vi sono anche motivi di carattere particolare che fanno ritenere la denuncia del crimine da noi subito come un atto, in ogni caso, conveniente. In caso di furto o truffa, infatti, solo un atto di denuncia preciso e circostanziato sarà in grado di porre gli investigatori sulla pista giusta per poter individuare i responsabili dei fatti. Molto spesso i gruppi criminali agiscono in modo sistematico e ordinato: pertanto una descrizione, ad esempio, delle modalità di azione dei ladri e del maltolto, sarà in grado di porre gli operanti delle Forze dell’Ordine nella condizione di costruire un quadro preciso per potere agire con successo.

Oltretutto, la presentazione della denuncia, potrà contribuire a facilitare il recupero dei beni sottratti: è chiaro infatti che se ho esposto con precisione (magari con fotografie) gli oggetti che sono stati asportati, mi sarà molto agevole, in caso di loro ritrovamento, poter ottenere il dissequestro e la restituzione da parte del Magistrato.

Da un punto di vista procedurale.

I Magistrati del Pubblico Ministero e la Polizia Giudiziaria prendono notizia dei reati, nella maggior parte dei casi, sulla base delle notizie che ricevono dalle vittime o dai testimoni. Pertanto buona parte del loro materiale di lavoro proviene da parte della denuncia presentata da parte dei privati.

L’art. 332 del Codice di Procedura Penale afferma che:

La denuncia contiene la esposizione degli elementi essenziali del fatto e indica il giorno dell'acquisizione della notizia nonché le fonti di prova già note. Contiene inoltre, quando è possibile, le generalità, il domicilio e quanto altro valga alla identificazione della persona alla quale il fatto è attribuito, della persona offesa e di coloro che siano in grado di riferire su circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti. E’ evidente che la esposizione dei fatti rappresenta il momento centrale della denuncia: più questa esposizione è precisa, ordinata e circostanziata, più gli inquirenti saranno facilitati nel loro lavoro di indagine.

L’art. 333 del Codice di Procedura Penale afferma che:

Ogni persona che ha notizia di un reato perseguibile di ufficio può farne denuncia. La legge determina i casi in cui la denuncia è obbligatoria. La denuncia è presentata oralmente o per iscritto, personalmente o a mezzo di procuratore speciale, al pubblico ministero o a un ufficiale di polizia giudiziaria; se è presentata per iscritto, è sottoscritta dal denunciante o da un suo procuratore speciale. Delle denunce anonime non può essere fatto alcun uso, salvo quanto disposto dall'articolo 240.

Ciò significa che le Forze dell’Ordine o il Magistrato non possono sottrarsi al dovere di ricevere le denunce; e non possono sottrarsi al loro dovere istituzionale di esaminarle e registrarle.

Sono da ritenersi pertanto destituite di fondamento quelle dicerie che riportano notizie di funzionari che dissuadono il denunciante dal presentare la notizia di reato, che esercitano pressione per non presentarla, o che la cestinano.

Successivamente alla presentazione, il denunciante può ottenere dalla Procura il numero di ruolo della denuncia presentata, può seguirne l’iter giudiziario e presentare memorie scritte aggiuntive o chiedere di essere sentito dagli investigatori.

 

Avv. Mauro Bardi © RIPRODUZIONE RISERVATA

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